Sei grande!!Straordinario Roberto, e che connubio Benigni e i versi di Dante Alighieri, che prodigio"La Divina Commedia"(ho sempre adorato Dante;non sopportavo invece i Promessi Sposi di Manzoni)!Grazie Roberto, per:il tuo talento, le risate, i sorrisi, la tua arte, la tua dialettica e poesia, e grazie, Roberto, per le tue bellissime parole su noi, sulle DONNE, che sappiamo tu ami, rispetti e stimi, grazie per le belle e sincere parole sulla MANIFESTAZIONE NAZIONALE, A ROMA, CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE , di sabato 24 novembre(di cui ho scritto diffusamente nel mio precedente post), e grazie per le tue splendide parole, intrise di saggezza e sensibilità, sull'AMORE. Aspettiamo le altre 13 puntate, sicure/i che saranno meravigliose e ci arricchiranno la mente e il cuore. Memorabile la tua frase, che mi ha colpito molto:"L'armonia non è assenza, ma equilibrio di contrasti"("dedicato"ai perfettini, pignoli, a chi cerca la perfezione nelle donne e nel rapporto di coppia, a chi non tollera difetti, imperfezioni, e cerca l'assenza di conflitti, la quiete sempiterna che non esiste, soprattutto su questa terra e nei rapporti interpersonali;dedicato a chi non sa amare e perdonare, a chi non sa cogliere il bello in toto, e si focalizza sulle imperfezioni, a chi non guarda l'insieme ma i dettagli e quelli irrilevanti). E come io ho scritto(ed è stato pubblicato):
"CHI AMA è VIVO. CHI PERDONA è LIBERO"!
Una GIORNATA STORICA: sabato 24 novembre 2007
“Era dagli anni Settanta che non si vedeva una manifestazione di
questo tipo. Sono commossa”ha dichiarato la grande Dacia Maraini, su”Repubblica”. Sì, è vero, la manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne, svoltasi a Roma, sabato 24 novembre, è stata davvero memorabile. Associazioni, collettivi femministi, commissioni pari opportunità, centri antiviolenza, comitati lesbo, cobas, donne Arci, tanta partecipazione e adesioni da tutta Italia:CiSDA e RAWA(a sostegno delle donne afgane);Mujeres libres blog;Spi di Bologna;Amnesty International;perfino UIL pensionati;Amnesty International, Donne in Nero;Wilp Italia;adesioni da parte di:Rita Borsellino;Letizia Cicconi presidente del I municipio di Roma(che ha sostenuto e patrocinato la manifestazione);Susanna Mazzà presidente comissione eletta del XVII municipio;Gianna Filardi, del XVIII municipio;la Casa Internazionale delle Donne di Roma. Le partecipanti:oltre 150mila Donne di tutte le età e da quasi tutta Italia, dalla Toscana, dalla Campania, dalla Puglia, dalla Sardegna, Calabria, Emilia Romagna…Da Cosenza, Viareggio, Bari, Ferrara, Trento, Napoli, Avellino, dalla mia Torino, da Milano, da Firenze, Perugia, Bologna…Pioviggina, c’è vento, ma dico a me stesa:”Dai, dai, vedrai che farà capolino perfino il sole. E poi non ti dicono tutti che”porti il sole”, e“porti fortuna”?” e poi mi dico:”Sì, lo so, lo voglio, lo sento, non pioverà, sarà una bellissima, pacifica, gioiosa manifestazione”. Aderisco, partecipo, partecipiamo alla manifestazione contro tutte le violenze sulle donne:sessuale, fisica, morale, psicologica, verbale!Contro i soprusi, le sopraffazioni., le coercizioni, le molestie, i ricatti. Contro l'emarginazione non solo sul lavoro ma anche in famiglia, contro il patriarcato, contro il maschilismo, il machismo, la misoginia, la gerontocrazia. Per dare coraggio alle donne offese, insultate, umiliate, aggredite, stuprate, percosse, affinché denuncino, affinché trovino il coraggio di uscire dal tunnel, abbiano la forza di essere autonome, indipendenti, imparino ad amarsi, a rispettarsi, ad avare stima per se stesse e amor proprio, dignità, che imparino a farsi rispettare sempre e da tutti!Imparino a dire stop, Basta, e a lasciare fidanzati, compagni, conviventi, mariti, violenti, maschilisti, aggressivi, prepotenti, dittatoriali, dogmatici, duri, insensibili, distratti, uomini che le fanno piangere, soffrire, che le umiliano, le denigrano, le insultano e offendono, le tradiscono, le picchiano, le urlano addosso, le guardano minacciosi e con cattiveria, le spaventano, le vogliono dominare, sopraffare, le usano, le trattano come oggetti usa e getta, non le ascoltano mai, non le capiscono, non comunicano con loro. Contro la figura della donna geisha:sottomessa, colf, mamma, moglie, amante, puttana, crocerossina. Contro i maschi cattivi, violenti, vendicativi, infantili, che non sanno cosa siano amore, amicizia, rispetto, tenerezza, dolcezza, coccole, che non sanno amare, perdonare, capire, aiutare, sostenere, stimare,che non sanno cosa siano amore, libertà, rispetto, empatia. Volevo che fosse una manifestazione bella, pacifica e pacifista, allegra, ricca di significati, sfumature, che fosse largamente e fortemente partecipata.
E così è stato. Arrivo a piazza della Repubblica, non ho avuto tempo di pranzare, ma non importa, arrivo nel luogo di partenza del corteo, l’inizio della manifestazione è previsto per le h. 14.00, sono in largo anticipo, fatto strano per una come me che ci tiene alla puntualità ma più che altro per il rispetto che nutro verso gli altri giacché sono una ritardataria dalla nascita(mi feci quasi due settimane in più di permanenza nell’utero di mia madre heheh hahahha, forse non volevo uscire, stavo così bene lì dentro hehehhe)e amo i ritmi lenti da bradipo hehehe. Sono contenta però di non essere in ritardo perché assistiamo a un bellissimo spettacolo in piazza, di bambine e ragazzine rumene che con l’allegria e le loro danze, la loro bellissima, coinvolgente musica, e cultura, aderiscono alla manifestazione. “Vogliamo vivere in pace. Noi siamo con Emilia la donna che ha fatto arrestare l’assassino rumeno di Giovanna Reggiani. Il popolo rom non può essere giudicato
però solo per il comportamento di uno. Noi siamo donne come tutte le altre e vogliamo pace, non violenza”. Battiamo le mani a suono di musica, battiamo il ritmo con i piedi, ci vien voglia di ballare, le guardiamo con sorrisi e ammirazione, ci sorridono. Poi, alla fine le bambine si prendono per mano, un coloratissimo girotondo, e le ragazzine entrano in questo cerchio ballando la danza del ventre.
C’è anche”folklore”ma divertente, ragazze vestite da cappuccetto rosso, donne con bigodini in testa, parrucche colorate, musica. Non è stato un corteo rissoso, intriso di antipolitica, rabbioso, triste, come molti hanno detto o scritto, o riferito nei tg, non è stato neppure un corteo solo antigovernativo, contro il pacchetto sicurezza e la famiglia, si è protestato ma civilmente e comunque si era lì per manifestare contro la violenza sulle donne e non per altro…Il corteo inizia a muoversi da Piazza della Repubblica(si concluderà a Piazza Navona), dopo le tre di pomeriggio. Una manifestazione unitaria, compatta, nazionale, partecipata, festosa, impegnata. Davanti , in testa al corteo, le donne sole, un corteo separatista scelta da me non condivisa né capita, i collettivi misti a seguire, le associazioni e i comitati lesbici.
Niente bandiere, niente politicizzazione. Il camioncino del coordinamento lesbiche è straripante di frasi contro la famiglia, qualcuna urla e sul muro scrive con lo spray”Un uomo morto non stupra”, anche questo non lo condivido, ma non si può dire che per qualcuna lesbica tutte le lesbiche han rovinato la manifestazione, per qualcuna veterofemminista o nostalgica passatista che strillava”Tremate tremate le streghe son tornate”, il corteo fosse costituito da donne aggressive, violente, androfobiche, stupide. La maggior parte delle donne ha manifestato con civiltà, pacatezza, maturità, allegria, impegno. Non sono femminista, o per meglio dire sono un’emancipazionista, una”femminista”moderna che persegue l’autodeterminazione, che lotta per sé e le altre, che ringrazia le femministe del passato per le loro battaglie e conquiste, ma che non ha bisogno di bruciare i reggiseni nelle manifestazioni, o identificarsi in streghe redivive, non mi piace la contrapposizione uomo-donna, non voglio essere né vivere come un uomo, sono persona, donna e femmina. Non sono androfobica, non nutro né paura né avversione e antipatia verso gli uomini, anche se distinguo i maschi dagli Uomini. Non voglio che uomo e donna si guardino in cagnesco, si temano, si aggrediscano, si ignorino, diffidino l’una dell’ altro, voglio complicità, empatia, cooperazione, solidarietà, mutuo sostegno, comprensione, rispetto, libertà reciproca, amicizia!Viva la differenza uomo- donna. Voglio pari dignità sociale, eguali diritti, pari opportunità, pari riconoscimenti e retribuzione economica, voglio in primis rispetto e libertà, per me e per le altre donne. Voglio vestirmi come mi pare e piace senza essere molestata, abbordata. Ecco perché mi trovo bene a manifestare con chi la pensa come me. Ecco perché , non essendo omofobica, manifesto a fianco di quelle lesbiche intelligenti che con pacatezza protestano, rivendicano i loro diritti. “Solo la solidarietà fra donne e lesbiche e l’attenzione che prestiamo a noi stesse e alle altre possa garantirci e tutelarci. Nonostante la guerra che ci fanno…continuiamo ad esistere”è il bel messaggio che leggo sul volantino di”Ni una mas”. A un certo punto io rimango colpita dalla vignetta dello striscione del centro antiviolenza donna L.I.S.A. di Roma, una donna dice:”Mi ha detto che mi ama da morire. Mi devo preoccupare?”. E’ un corteo festoso, bello da vedere e ascoltare, io e Antonella lo”scegliamo”, decidiamo di unirci a loro e manifestare con queste donne simpatiche, sorridenti, non ci chiedono chi siamo, ci fanno sentire subito parte del loro gruppo. Ho deciso:è il gruppo che mi piace di più e ci fa sentire totalmente a nostro agio, senza emarginazione, con tanta solidarietà, simpatia, allegria. A me e ad Antonella piacciono così tanto i loro slogan, le loro canzoni, che dopo un po’ le impariamo a memoria e assieme a loro diciamo:”Dove c’è violenza:c’è casa”, “Quello che ci piace è essere lasciate in pace”, “Ti stupra in continente è amore travolgente. Ti stupra tuo marito è amore garantito. Ti stupra tuo papà è patria potestà”e poi cantiamo:”Nella casa del Mulino si nasconde l’assassino…”. Un bellissimo colpo d’occhio, una bellissima sorpresa alla fine di via Cavour:le giovani”Ribellule”fanno srotolare dall’alto uno striscione stupendo, accolto con calorosi applausi:”Libere di vivere il nostro corpo”. Dopo un po’ ci giriamo e vediamo dietro di noi, passeggiare, come se sfilassero, tre donne che si tengono a braccetto, il trio è costituito dall’ex ministro delle pari opportunità Prestigiacomo, da una che non so chi fosse e dalla deputata di Forza Italia, Carfagna, noncuranti continuiamo a”marciare”, mentre dopo un po’ ci vengono a riferire:”Ragazze è stata cacciata la Prestigiacomo, non sappiamo bene da chi e come, ma l’hanno cacciata dal corteo”. Poi un altro volto”noto”della politica(stavolta di sinistra), un po’ impacciata, davanti un bar, scende dal marciapiede, Livia Turco, prima ci sorride e applaude, poi chiede che la Prestigiacomo torni a manifestare(la Turco tra l’altro è stata critica duramente dalla rivista britannica”Nature”il 15 novembre:”Sono tempi duri per Livia Turco. La ministra, riconferma Garaci, dell’associazione Scienza e Vita, a capo dell’Istituto superiore di Sanità e non risponde a chi le chiede che 30mila euro della finanziaria per la ricerca non vengano assegnati a questa stessa associazione contraria alla ricerca sulle cellule staminali. E riguardo la legge 40 la Turco si è sempre dichiarata contro, ma poi ha detto riguardo i danni che tale legge sta provocando:”Io qui sono ministro, dunque un tecnico, non la parlamentare che ha combattuto la legge e la legge ha il pregio di aver fatto ordine nel cosiddetto far west dei centri”). Tutte queste ministre che vorrebbero fare e ottenere(visibilità, pubblicità, strumentalizzazione, leaderismo, appropriazioni indebite, consensi politici)?Ma come?Non doveva essere una manifestazione non strumentalizzata, una manifestazione apolitica e contro la violenza sulle donne?Io non sono d’accordo con il separatismo, con l’allontanamento dei giornalisti maschi dal corteo, ma non mi stupisco che le ministre siano state allontanate, la Finocchiaro ha aderito ma con un comunicato, ecco questo l’ho apprezzato. A darci ragione su questo pochissimi!Stiamo arrivando a Piazza Navona, dopo aver anche cantato, sorriso, riso, “ballato”sulle note del Tuca tuca della mitica Raffa(Raffaella Carrà) e cantato la sua:”Com’è bello far l’amore da Trieste in giù, l’importante è farlo sempre con chi hai voglia tu…E se ti lascia lo sai che si fa?Trovi un altro più bello che problemi non ha”. Siamo fiere, soddisfatte, serene, contente, euforiche, stanchissime ma appagate, quando qualcuno ci rovina la festa…Ci dicono che a piazza Navona è stato allestito un palco e che alcune ministre parleranno. Alcune iniziano a dire:”La piazza è nostra!Solo nostra!”, alcune cominciano ad affrettare il passo, altre corrono, vediamo ragazze, ragazzi anche, prendere d’assalto le transenne del palchetto abusivamente elevato, saltano sul palco delle manifestanti, si appropriano del”proscenio”, issano lo striscione:”Libertà e autodeterminazione contro violenza e discriminazione”, il pacifico assalto viene accolto con calorosi applausi ma io e Antonella decidiamo, anche perché stanche, di allontanarci, Antonella teme che in quella confusione possa accadere qualcosa di brutto, o che le transenne e il palco cedano e vengano giù. Ci allontaniamo e ci sediamo, all’aperto, in un bel café, cioccolata calda con panna, vai, ci viziamo e coccoliamo, ce lo meritiamo. E’ una bella serata, clima mite, cielo blu, chiaro, sereno. Roma, mamma Roma, ci abbraccia amorevolmente, la pioggia ci ha graziato, madre Natura ci ha regalato anche sprazzi di radiosa luce, un sole tiepido, un tramonto suggestivo e poi una serata temperata con la luna piena. Che volere di più?Verrò a sapere dopo, da racconti, dai giornali del giorno dopo, cosa era accaduto a Piazza Navona. Il palco lo aveva improntato la 7, per dar voce, spazio, visibilità alle ministre Meandri(che insulterà poi le manifestanti che non l’hanno voluta)Turco. La Prestigiacomo e Carfagna, Alessandra Mussolini, Giulia Bongirono, Barbara Pollastrini, tutte lodano la manifestazione come se l’avessero organizzata loro e come se si fossero fatte loro tutti quei chilometri a piedi…Leggo sui giornali che le manifestanti han cacciato la Meandri e la turco dal palco, e che le manifestanti salite sul palco vengono non riprese dalle telecamere di La7 ma oscurate. La manifestazione aveva volutamente tenuto fuori i media e la politica. Le ministre invece hanno offeso(l’ha fatto pesantemente la Meandri), non hanno rispettato la volontà delle manifestanti. ”Hanno ragione, si sono sentite strumentalizzate, violate ancora una volta. E così hanno risposto con fischi e contestazioni. Lo avevano detto:non vogliamo i politici che hanno partecipato al family day, via i ministri che hanno votato il pacchetto sicurezza”, queste le affermazioni di:Sansonetti, direttore di Liberazione;di Russo Spena, senatore di Rifondazione Comunista;le giornaliste e femministe storiche Fossati e Dominijanni. “E’ stata una contestazione legittima, le donne si sono sentite usate ancora una volta per far passare provvedimenti forcaioli del pacchetto sicurezza. La violenza sulle donne, da sempre ignorata, è stata usata per una politica xenofoba e questa strumentalizzazione alle donen non è piaciuta”ha dichiarato Pietro Sansonetti. Mi è piaciuto molto l’articolo su Repubblica di Caterina Pasolini, mi sono piaciuti gli articoli su Liberazione. Non mi è piaciuto per niente l’articolo su Repubblica di Miriam Mafai, ha detto cose ingiuste e dure:”Il corteo che ha attraversato per alcune ore la città, non era accompagnato dal clima festoso e irridente che ha contrassegnato tante manifestazioni femminili e femministe del passato. C’era però del passato la sterile impostazione separatista(questo è l’unico punto su cui concordo con la Mafai). E c’era, del passato, una rabbia confusa che non riuscendo a individuare un nemico, si è riversata su quel palco attrezzato per le riprese televisive e la diretta di La7 e sul quale, ignare dell’accoglienza che sarebbe stata loro riservata, avevano trovato posto le tre donne ministro. In alcune parole d’ordine e striscioni era possibile sentire l’eco di antiche parole d’ordine che furono proprie 30 anni fa dei più duri centri sociali, di alcuni gruppi anarchici e alcuni movimenti dell’estrema sinistra. Il corteo, contro le violenze perpetrate in famiglia, pur giustificato dalla gravità della situazione, ignorava questi problemi ed era percorso da sentimenti rabbiosi e da umori anarcoidi che si cono manifestati clamorosamente con l’aggressione, per quanto solo verbale, nei confronti delle tre donne ministro. C’era un ‘eco in tutto questo degli estremismi fascistoidi che hanno inquinato più di trent’anni fa molti movimenti della sinistra. L’antipolitica ha raccolto anche sabato i suoi frutti”. Mah…io non so dove fosse la Mafa, non l’ho vista, non so se si è fatta tutto il corteo a piedi, dall’inizio alal fine, ma posso, obiettivamente, dire che non è stato proprio così, e trovare non condivisibili, opinabili in toto non le sue opinioni ma queste sue dogmatiche, dure, manichee, affermazioni. E come me potranno smentirla tutte le altre manifestanti, anzi la smentiscono i fatti(nessun casino, nessun incidente, tafferuglio, nessuna aggressione, nessun morto sul campo…). E’ stata una rivendicazione die nostri diritti, una manifestazione partecipata e compatta, una protesta pacifica, un atto sentito, dovuto, doveroso, un segnale e segno importante, incisivo, una giornata storica che ci ha fatto commuovere tutte, come ha detto Dacia Maraini, una giornata di quelle indimenticabili che ti restano per sempre "tatuate"nella memoria e nel cuore!
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Tutte a Roma il 24 Novembre. Centro Donna L.I.S.A. (Roma) |
Roma, cosi come tante altre, è una città tentacolare che si espande sempre più in mille direzioni. I suoi tentacoli urbani in alcuni casi sono enormi spazi arredati da giganteschi palazzi, ordinati giardinetti, periferie degradate e quasi nulla di più.
Ed è proprio in una di queste periferie che si scopre, alzando lo sguardo verso altissime e grigie costruzioni, l’esistenza di qualcosa di anomalo e asimettrico rispetto alla geometria culturale, politica, sociale e simbolica del territorio.
Un Ponte che collega due raggruppamenti di Case Popolari (IACP) che all’origine sarebbe dovuto diventare un locale ad uso condominiale; per assenza storica di accordo sul suo utilizzo da parte dei condomini, da più dieci anni viveva in uno stato di completo abbandono e degrado, senza luce, acqua, gas ed elettricità. Donne in Genere ha deciso di restituire ad un uso sociale i grandi locali e lo ha occupato il 4 novembre del 1997. Al Centro Donna si accede attraverso delle scalette di ferro color ruggine, che conducono unicamente al terzo piano , dove inaspettatamente una porta si apre su un luogo caldo, accogliente e ricco di dieci anni di storia di un pezzettino del movimento delle donne.
Il Centro Donna L.I.S.A. (nome che ci è costato giornate intere di discussioni per individuare quello che più ci identificasse e definisse) non è un centro estetico, come all’inizio nel quartiere molt* avevano pensato, ma un luogo di incontro, di dibattito e di scambio tra diverse culture, esperienze e percorsi. Un luogo di solidarietà, aperto a tutte le donne; un luogo di forza ed espressione di soggettività politica delle donne, voluto e creato da donne ed aperto a tutte le altre.
L’associazione.
Donne in Genere, nata come gruppo informale nel marzo 1993, in difesa del diritto all’autodeterminazione delle donne e per una maternità libera e responsabile, si è costituita in associazione il 24 gennaio 1995.
Per statuto le finalità dell’associazione sono:
- Produrre e sviluppare il pensiero e l’azione sociale femminile a partire dalla differenza di genere;
- Sviluppare una politica tesa alla difesa ed estensione dei diritti per una compiuta cittadinanza delle donne del Nord e del Sud del mondo;
- Consolidare un punto di riferimento della comunicazione, della solidarietà, dell’iniziativa per prevenire e combattere la violenza fisica e psichica sulle donne;
- Svolgere attività di ricerca, elaborazione, documentazione del pensiero femminile.
La nostra storia
Nate come collettivo femminista nel 1993 da un’assemblea promossa nel IV Municipio in difesa delle legge 194 (in quel momento messa in discussione da un rappresentante del governo di Centrosinistra, Amato), da sempre il nostro obiettivo è stato quello di individuare nel territorio uno spazio abitato e agito da donne che desse visibilità alla loro soggettività politica. La nostra ambizione è stata e resta quella di riuscire ad intrecciare la contraddizione di classe e il conflitto di genere, tentando di contribuire all’elaborazione (in progress) di un punto di vista di genere sul mondo.
Libertà femminile, autodeterminazione, denuncia e contrasto della cultura e del potere patriarcale hanno caratterizzato tutte le nostre attività che solo attraverso un’azione di “disobbedienza”, l’occupazione del Centro nel 1997, hanno potuto svilupparsi con maggiore incisività e visibilità.
E’ stata una sfida che abbiamo deciso di affrontare in un momento non facile per il movimento delle donne, che ancora oggi trova grandi difficoltà a ritrovare la forza degli anni settanta ed in particolare non riesce a superare gli ostacoli che hanno creato separatezza e problemi di comunicazione e relazione con le giovani generazioni.
La nostra impresa è riuscita grazie alla solidarietà ed impegno concreto di tante donne (associazioni, singole, istituzionali ecc.) con le quali da sempre, nel rispetto delle reciproche differenze, abbiamo tessuto relazioni e costruito iniziative comuni.
Passare da collettivo femminista ad associazione che gestisce un Centro Donna, ci ha posto seri problemi ed uno sforzo ed impegno notevole da parte di tutte.
Come riuscire a mantenere la nostra identità politica e quindi la nostra autonomia ed indipendenza senza rischiare di diventare “un’impresa” no profit, come purtroppo altre grandi esperienze di donne ci hanno insegnato, come evitare una lenta ed inesorabile metamorfosi che può colpire tutte, indipendentemente dalle finalità, principi e valori originari?
Come non appiattirsi su attività di solidarietà ed assistenza alle donne in difficoltà, che, seppur nobili, avrebbero snaturato i nostri obiettivi ed indotto lentamente a svolgere attività di servizio disperdendo così quel granello di sabbia che vorremmo seminare per favorire consapevolezza di genere tra le donne?
Come riuscire a non diventare un luogo autoreferenziale ma aperto al confronto e al contributo di tante altre donne, che nel rispetto delle reciproche differenze, sono animate dagli stessi nostri intenti?
Come riuscire, ultima questione, ma non per questo meno rilevante o indifferente a pagare tutte le spese del Centro, mantenendo la gratuità per tutte le nostre attività?
Dall’apertura del Centro abbiamo scelto la strada dell’autofinanziamento. Per decisione condivisa da tutte, nessuna compagna può né potrà provvedere alla propria sussistenza attraverso lavori o impegni derivanti anche da Progetti presentati dall’associazione alle varie istituzioni (Locali, nazionali, Europee).
Ognuna di noi, in base al reddito, versa una quota mensile di sottoscrizione all’Associazione e qualsiasi Progetto presentato al finanziamento pubblico risponderà ad una precisa finalità politica (Prevenire e contrastare la violenza contro le donne; Realizzare programmi di solidarietà internazionale; Promuovere nello spazio pubblico percorsi di costruzione dell’identità di genere per le giovani generazioni, ragazze e ragazzi; Proporre alle istituzione locali programmi ed impegni che rendano visibile la differenza di genere, ecc).
Rispetto ai pericoli dell’autoreferenzialità e al rischio di chiusura nei confronti dell’esterno, una garanzia ci viene dalla nostra composizione come gruppo.
Da sempre ci siamo impegnate, nel rispetto delle singole differenze, a riconoscere pari dignità al pensiero di ognuna e non abbiamo mai utilizzato nella presa delle decisioni il criterio di maggioranza e minoranza, ma la pratica della relazione, la struttura orizzontale, il confronto e la mediazione. Questo ci ha permesso, in tutti questi anni. di intrecciare relazioni e partecipare alla costruzione di reti di donne (locali, nazionali, internazionali) a partire dal nostro percorso, ma sempre aperte al confronto e alla partecipazione ad iniziative promosse da altre che fanno parte del multiforme universo femminista.
Il Centro Donna L.I.S.A.
I nostri spazi e le nostre attività sono a disposizione di tutte coloro che vogliano conoscerci , usufruire della consulenza legale gratuita, essere ascoltate e sostenute in particolari momenti di fragilità e difficoltà o in caso di violenza sessuale e molestie (anche in collaborazione, in caso di allontanamento da casa, con i centri antiviolenza del comune, della provincia di Roma e degli altri istituti laici e religiosi ai quali ci appoggiamo). Per le cittadine immigrate offriamo un punto di informazione sui diritti, sulla legislazione italiana, sui servizi del territorio rispetto a salute, lavoro, percorsi formativi e corso di lingua italiana.
E’ possibile anche frequentare corsi di lingue (Inglese e spagnolo) e svolgere attività corporee.
Lo spazio per il confronto, il dibattito e l’iniziativa politica sono da sempre momenti centrali del nostro intervento.
Guerra, Globalizzazione, Politiche neoliberiste, Movimento dei movimenti e percorsi/processi di Partecipazione sono stati i temi sui quali in questi ultimi anni ci siamo maggiormente impegnate e rispetto ai quali abbiamo promosso iniziative e dibattiti e partecipato attivamente a livello locale, nazionale ed internazionale.
Naturalmente sempre a partire dai limiti con i quali deve fare i conti un’associazione come la nostra, che si è assunta la responsabilità di gestire un Centro Donna, si autofinanzia, e si regge sull’impegno volontario di alcune decine di donne.
Offriamo i nostri spazi ad associazioni e gruppi di donne organizzate per momenti di incontro politico e ludico/ricreativo, siamo aperte ad accogliere chi voglia offrire la sua collaborazione per lo sviluppo ed ampliamento del nostro percorso e fare un pezzo di strada con noi.
Il sito.
Un luogo nuovo, che si aggiunge a quello fatto di mura, parole e corpi. Qui potrai conoscere il nostro lavoro, potrai collaborare, trovare la segnalazione di appuntamenti importanti, trovare link utili per le tue ricerche e sei vuoi, venire a conoscerci.
Nel 1993 il primo cadavere ritrovato, il corpo di una donna dapprima stuprata e subito dopo assassinata. Da quel giorno a tuttoggi, sarebbero oltre 400 gli omicidi accertati. Quest’anno il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ha ricevuto Marisela Ortiz, una donna forte, coraggiosa, la quale ha fondato, assieme a Norma Andrade, l’Associazione”Nuestras Hijas de Regresso a Casa”-Le nostre figlie di ritorno a Casa(www.mujeresdejuarez.org). Marisela Ortiz è presidente dell’associazione e conosce benissimo la situazione di Ciudad Juarez, la città messicana al confine con gli Stati Uniti, in cui sono state assassinate 430 donne, e ne sono”desaparecide”, scomparse, ben 600!Una città infernale, dove le donne vengono sfruttate dalle aziende che hanno puntato sulla manodopera a basso costo, dove si concentrano i più pericolosi e violenti clan mafiosi e narcotrafficanti. Ciudad Juarez è divenuta un punto strategico, nevralgico, dei traffici di droga con gli USA. Uno dei riti di iniziazione richiesti ai potenziali affiliati dei clan è quello di dimostrare la loro temerarietà, la loro forza, uccidendo donne, per dimostrare così di essere all’altezza e poter entrare nei clan. Incredibile, mostruoso, crudele, folle, gli aggettivi si sprecherebbero e forse “folle” è il meno adatto visto che c’è tanta premeditazione, lucidità, volontarietà, da non poter e voler fornire l’ “alibi”della follia. Le donne vengono rapite, stuprate, seviziate, uccise, come si fa in certe sette sataniche in cui si sacrificano non solo animali ma anche vergini o giovani donne. Donne ma anche bambine di appena 10 anni, rapite, torturate, violentate, a cui viene amputato il seno destro e strappato il capezzolo sinistro. La polizia non interviene, il motivo è semplice:connivenza. I poliziotti sono coinvolti nel traffico di droga. Spesso addirittura si sono viste auto della polizia che caricavano donne per poi consegnarle ai mafiosi. 430 donne uccise secondo i dati ufficiali, ma il numero delle vittime sarebbe molto più elevato:quest’anno secondo le stime ufficiali sarebbero state uccise 11 donne, in realtà le vittime ammonterebbero a ben 90 tra donne ammazzate e donne scomparse. E’ tremendo constatare che per i fatti terribili di Ciudad Juarez è stato perfino coniato il neologismo”femminicidio”, e che la comunità internazionale non intervenga con fermezza, e abbia paura di questi assassini”intoccabili”. L’associazione di Marisela Ortiz ricevette nel 2004 il premio Diritti umani dalla Repubblica francese per la sua lotta a favore dei diritti umani, dal 2001(anno della fondazione) a oggi, le componenti dell’associazione non si sono mai fermate, la lotta contro l’uccisione di innumerevoli vittime incolpevoli prosegue incessante e con sempre più determinazione e impegno!Marisela Ortiz era l’insegnante di Lilia Alejandra Garcia Andrate, una ragazza di 17 anni, il cui cadavere fu ritrovato dopo giorni di ricerca, Lilia era stata torturata, prima di essere uccisa, per ben 5 giorni!Questa l’ulteriore spinta per Marisela di creare”Nuestras Hijas de Regresso a Casa”con Norma Andrade, la mamma di Lilia, la ragazza uccisa.La speranza è che un bel giorno i colpevoli vengano catturati, processati e che giustizia sai fatta, giustizia sia resa alle vittime, ai familiari, e che Ciudad Juarez non debba più essere associata al termine”femminicidio”, che non debbano più esserci donne stuprate, uccise, violentate!
La strage di donne a Ciudad Juárez
Le vittime sono quasi tutte giovani (di età compresa tra i 15 e i 25 anni), carine, magre e con i capelli lunghi. Tutte provenivano da famiglie povere e molte tra loro non erano originarie di Ciudad Juárez. Alla ricerca di migliori condizioni di vita, vi erano arrivate per lavorare come operaie in una delle numerose fabbriche di subappalto per l’assemblaggio di prodotti per l'esportazione (maquiladoras) che si trovano nella città. Altre erano impiegate, domestiche, studentesse, commesse, segretarie, etc.
Nella maggior parte dei casi, i corpi ritrovati portano le tracce delle violenze estreme subite: stupro, morsi ai seni, segni di strangolamento, pugnalate, crani fracassati. Spesso il viso appare massacrato e irriconoscibile e in alcuni casi il corpo bruciato. Alcuni cadaveri sono stati ritrovati nei quartieri del centro cittadino, altri abbandonati nei fossati, tra terreni incolti in mezzo al deserto e, solo raramente, sepolti in modo approssimativo e frettoloso. Il modus operandi degli assassini riprende quello dei serial killer: tutte le donne sono state uccise in luoghi diversi da quello in cui è stato rinvenuto il loro cadavere, a volte dopo esser state sequestrate per intere settimane e la tipologia delle sevizie è sempre la stessa.
Prima del 2001, i cadaveri delle vittime violentate e strangolate venivano sempre ritrovati, ma da quando le inchieste si sono moltiplicate, i corpi hanno cominciato a scomparire nel nulla. Le associazioni hanno calcolato che le donne scomparse sono circa 600 oltre ai cadaveri ritrovati sono poco più di 400.
Far scomparire i corpi delle donne assassinate è diventata una specialità della criminalità locale. Il sistema abituale si chiama «lechada», un liquido corrosivo composto di calce viva e di acidi, che scioglie rapidamente la carne e le ossa senza lasciare traccia. «Nessuna traccia», è la parola d'ordine. Ridurre al nulla, cancellare, far scomparire completamente, sono le parole chiave.
Per tutte le donne, Ciudad Juárez è diventato il luogo più pericoloso del mondo. Da nessuna parte, neppure negli Stati uniti dove pure i serial killer non mancano, le donne sono così gravemente minacciate.
(1) Le statistiche disponibili sul numero di donne assassinate e scomparse a Ciudad Juárez sono spesso contradditorie. Esistono degli scarti consistenti tra le statistiche ufficiali del governo messicano e quelle degli organismi di difesa dei diritti umani.
Dal 1998, diverse organizzazioni di difesa dei diritti umani si sono recate a Ciudad Juárez per esaminare la situazione in riferimento ai crimini sistematici commessi contro le donne dal 1993. Dopo la visita, la maggior parte di loro ha formulato delle raccomandazioni. Quella che segue è la cronologia di alcune di queste visite:
1998 : la Commissione nazionale dei diritti umani (CNDH) del Messico fece una prima inchiesta sulla morte di 81 donne a Ciudad Juárez. Al termine, emise la Raccomandazione 44/98 in cui si affermava esplicitamente che numerosi gradi governativi si erano resi colpevoli di negligenza. Si rimproverava anche alle autorità di considerare le morti come degli avvenimenti isolati e si richiedeva che venissero condotte inchieste anche contro l’ufficio del procuratore dello stato di Chihuahua.
1999: la Relatrice speciale per le esecuzioni extragiudiziarie, sommarie o arbitrarie della Commissione dei diritti dell’uomo dell’ONU soggiornò dal 12 al 14 luglio presentando il suo rapporto a novembre dello stesso anno.
2001 : il Relatore speciale sull’indipendenza dei magistrati e degli avvocati della Commissione dei diritti dell’uomo dell’ONU soggiornò dal 13 al 23 maggio e presentò il suo rapporto nel gennaio 2002.
2002 : la Relatrice speciale della Commissione interamericana dei diritti dell’uomo per i diritti delle donne dell’OEA (Organizzazione degli Stati americani) si recò a Juárez dall’11 al 13 febbraio. Il suo rapporto, reso pubblico nel marzo del 2002, s’intitola : « Le donne di Ciudad Juárez (Messico) e il diritto alla protezione contro la violenza e la discriminazione ».
2002 : il 28 novembre, la Direttrice esecutiva del Fondo di sviluppo delle Nazioni unite per le donne (UNIFEM) si recò a Ciudad Juárez.
2003 : la Relatrice sulla violenza contro le donne della Commissione dei diritti dell’uomo dell’ONU soggiornò a Ciudad Juárez in luglio.
Ugualmente, nel luglio dello stesso anno, Amnesty International fece un’inchiesta sugli omicidi e la sparizione delle donne. Il suo rapporto, reso pubblico nell’agosto 2003, s’intitola : « Messico : assassinii intollerabili. Da dieci anni a Ciudad Juárez e Chihuahua, delle donne vengono rapite e assassinate ».
Infine , nel settembre 2003, un gruppo di esperti (6) dell’ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, si recò in Messico per collaborare alle indagini a sostegno della polizia della città.
2004 : La Commissione del Quèbèc di solidarietà con le donne di Ciudad Juárez si recò in Messico nel mese di febbraio e pubblicò il suo rapporto nell’Aprile dello stesso anno presentando una sintesi dettagliata degli incontri realizzati con vari rappresentanti sia delle autorità locali che dei gruppi della società civile.
Ciudad Juárez : città di frontiera, zona franca industriale, città violenta
Ciudad Juárez attira le popolazioni povere degli stati dell’interno che arrivano a centinaia ogni mese alla ricerca di un lavoro o per tentare di attraversare il confine. Si stima che il 35% della popolazione economicamente attiva di Ciudad Juárez sia costituita da emigrati, sia uomini che donne.
Dopo la firma dell’ALENA, Ciudad Juárez è diventata la più importante zona franca industriale di tutto il Messico. Nel 2003, c’erano 269 maquiladoras e 197 000 lavoratori e lavoratrici (2). Secondo le statistiche ufficiali nello stato di Chihuahua, le donne occupano il 48,3% dei posti di lavoro disponibili e hanno in media tra i 20 e i 22 anni ma si trovano anche delle minorenni (in Messico l’età legale per lavorare è 16 anni).
A Juárez, il costo della vita è paragonabile a quello di El Paso e i salari nelle maquiladoras non superano in media i 4$ US al giorno per dieci ore di lavoro. Nel 2003, il 18% della popolazione viveva nella povertà più estrema, il 22% non aveva un servizio d’acquedotto e il 14% viveva senza acqua potabile. I nuovi arrivati si ammassano nelle bidonvilles costruite nella periferia della città, istallandosi su terreni incolti che appartengono spesso a grandi proprietari terrieri.
(2) Nel 2000, c’erano 312 stabilimenti che offrivano 255 500 posti di lavoro. Diverse multinazionali scelgono oggi l’America centrale e la Cina dove i salari sono ancora più bassi. La chiusura delle fabbriche ha innalzato il tasso di disoccupazione da meno dell’1% nel 2000 al 3% nel 2003.
La crescita incontrollata della città è avvenuta senza uno sviluppo parallelo delle infrastrutture e dei servizi. Le maquiladoras attingono da questo stesso bacino di popolazione impoverita la mano d’opera di cui hanno bisogno ma non partecipano in nessun modo allo sviluppo della città malgrado tutti i vantaggi (fiscali, infrastrutture moderne e gratuite, salari bassi) di cui beneficiano. Un lavoro ingente sarebbe necessario e parecchie risorse finanziare dovrebbero essere stanziate solo per asfaltare le strade che ancora non lo sono (il 44%), senza contare l’illuminazione spesso insufficiente e l’organizzazione dei trasporti pubblici. Anche il sistema di trasporto destinato agli operai delle maquiladoras non è sicuro. Non sorprende il fatto che molte ragazze scompaiano all’alba o la notte, all’uscita dal lavoro e anche in pieno giorno senza che nessuno se ne renda conto.
Ciudad Juárez è una città violenta. Accoglie dal 1993, il cartello di narcotraficanti più potente del Messico. Attraverso Juárez transita l’80% della cocaina proveniente dalla Colombia e destinata al mercato americano. I narcotraficanti non hanno nessuna difficoltà a reclutare dei trasportatori che ricevono molto più denaro di quanto non potrebbero guadagnare sul mercato del lavoro formale.
A Juàrez sono presenti più di 500 bande di strada che si dedicano ad attività criminali di ogni genere e spesso impongono ai nuovi membri lo stupro di una giovane ragazza per essere ammessi nel gruppo. I regolamenti di conto tra bande di strada rivali fanno registrare ogni giorno decine di vittime.
In questa città, in cui il predominio maschile caratterizza ogni livello dell’organizzazione sociale, la violenza verso le donne si esprime tanto nell’ambiente domestico quanto in quello lavorativo.
Le statistiche redatte dal Centro di crisi di Juárez, Casa Amiga, indicano che il 70% delle donne che vi si rivolgono per cercare aiuto sono state picchiate dai loro mariti, mentre il 30% lo sono state da qualcuno che conoscevano. Nel solo 2001, sono state presentate 4 540 denunce per stupro (12 al giorno). Ugualmente, le molestie sessuali e le minacce di licenziamento da parte dei supervisori e dei proprietari delle maquiladoras alle donne che rifiutano le loro avances sono un fenomeno corrente. La povertà aumenta la vulnerabilità delle giovani donne. La violenza che regna a Juárez sembra essere quindi il risultato di un insieme di fattori. Le statistiche nazionali del 1998 classificano Ciudad Juárez come la città più violenta di tutto il Messico.
Contesto politico e amministrativo
Così come la federazione e il distretto federale, ciascuno degli stati ha una costituzione propria e dispone di un sistema esecutivo, legislativo e giudiziario proprio. Ciascuno dei 31 stati è suddiviso in un certo numero di amministrazioni comunali dotate a loro volta di un proprio potere esecutivo eletto.
In Messico ci sono diverse forze di polizia, ciascuna corrispondente a una delle diverse entità amministrative quali la Federazione, gli stati, il distretto federale e le amministrazioni comunali. Dall’inizio del mandato del presidente Vicente Fox, tutte le questioni legate alla sicurezza pubblica nazionale sono competenza del ministero della Sicurezza pubblica. La struttura fondamentale di questo ministero è l’Ufficio del procuratore (la Procuraduría General de la República – la PGR). In ciascuno dei 31 stati si trova una Procuraduría General de Justicia del Estado (PGJE).
Riguardo al funzionamento di questi organismi la Commissione interamericana dei diritti dell’uomo ha denunciato l’assenza di autonomia strutturale degli Uffici del procuratore rispetto al potere esecutivo federale ed ha richiesto al governo messicano di modificare questo stato di fatto.
La mancanza di coordinazione tra i corpi di polizia costituirebbe, secondo alcuni, la causa principale dell’elevato tasso di criminalità a Juárez. Stupisce, però, la perfetta convergenza tra i diversi gradi governativi, nel minimizzare il numero di omicidi e nel considerare le vittime le vere responsabili “perché passeggiavano in luoghi bui e indossavano minigonne o altre mises provocanti…” come affermò Barrio Terrazas quando era governatore dello stato di Chihuahua. In realtà la vera causa dell’aumento dei delitti sembra risiedere nell’intreccio tra impunità e negligenza del governo federale.
Diverse testimonianze indicano che gli assassini sarebbero stati protetti, in un primo tempo, dai poliziotti di Chihuahua. Successivamente avrebbero beneficiato di appoggi negli ambienti del potere legati al traffico di droga. Alla fine del 1999, alcuni cadaveri di donne e bambine furono ritrovati vicino ai ranch di proprietà di trafficanti di cocaina. Tale coincidenza sembrava stabilire un legame tra gli omicidi e la mafia del narcotraffico, a sua volta legata alla polizia e ai militari. Ma le autorità rifiutarono di seguire questa pista.
La strategia dei diversi governatori per «risolvere» gli assassinii seriali di donne a Ciudad Juárez ha portato a una sequela di manipolazioni e dissimulazioni, che in sostanza incolpavano degli innocenti. Un’altra strategia utilizzata è stata l’eliminazione di chi prendeva le difese dei falsi colpevoli. Diversi avvocati e talvolta i loro familiari, sono stati assassinati o hanno subito attentati, numerosi giudici, procuratori, giornalisti hanno ricevuto minacce di morte per costringerli ad abbandonare le inchieste sugli omicidi delle donne.
Ma, più di tutto, questa vicenda oscura rivela l'onnipotenza dei narcotrafficanti, i legami tra ambienti criminali e potere economico e politico. Molte testimonianze dimostrano che alcuni omicidi di donne sono commessi durante orge sessuali da uno o più gruppi di individui, fra cui alcuni assassini protetti da funzionari di diversi corpi di polizia, in combutta con personaggi altolocati, a capo di fortune acquisite per lo più illegalmente, grazie alla droga e al contrabbando, e la cui rete d'influenza si estende come una piovra da un capo all'altro del paese. Per questo motivo questi crimini efferati godono della più completa impunità. Secondo alcune fonti federali, sei importanti imprenditori di El Paso, del Texas, di Ciudad Juárez e di Tijuana assolderebbero sicari incaricati di rapire le donne e di consegnarle nelle loro mani, per poterle violentare, mutilare e infine uccidere. Il profilo criminologico di questi omicidi si avvicinerebbe a quello che Robert K. Ressler ha definito "assassini per divertimento" (spree murders). Le autorità messicane sarebbero da molto tempo al corrente di tali attività e rifiuterebbero di intervenire.
Questi ricchi imprenditori sarebbero vicini a certi amici del presidente Vicente Fox e avrebbero contribuito ai finanziamenti occulti della campagna elettorale che ha portato Fox alla presidenza del paese, mentre Francisco Barrio Terrazas, ex governatore di Chihuahua diventava suo ministro. Questo spiegherebbe perché nessun vero colpevole ha mai avuto fastidi con la polizia dopo la morte di oltre 400 donne.
Dal sito: www.mujeresdejuarez.org
| Una testimonianza dal Ruanda. Due appuntamenti a Roma con le autrici del libro, Il fiore di Stéphanie, Edizioni E/O in collaborazione con il Progetto Ruanda e le Biblioteche di Roma. Lunedì 26 novembre, alle ore 18, presso il Centre Culturel Saint-Louis de France, largo Toniolo, 20-22 si terrà la presentazione del libro con le due autrici, Esther Mujawayo e Souâd Belhaddad. Martedì 27 novembre, alle ore 21, presso la Libreria Arion Prati, via P. da Palestrina 1, presentazione del libro con l'intervento di Daniele Mastrogiacomo (La Repubblica). Sarà presente l'autrice Esther Mujawayo. |
| Anche la violenza immigra Martedì 27 Novembre alle ore 16 in Via della Polveriera 14, (zona Colosseo), il Centro Culturale Averroè invita al dibattito: "Anche la violenza immigra". Interverranno la Presidente dell'Acmid-Donna Souad Sbai, Samira Chabibe, rappresentante Acmid-Donna per la città di Verona, il Dott. Aldo Morrone, Primario dell'Ospedale San Gallicano di Roma, e molti altri. L'incontro prevede la proiezione di un filmato sulla pratica dell'infibulazione realizzato da Oliviero Toscani, di altri filmati contro la violenza sulle donne, e la presentazione del Numero Verde attivato dall'Acmid-Donna, 800 911 753, a sostegno delle donne che subiscono violenza. |
| Incontro con Jamila Mujahed Martedì 27 novembre alle ore 19 presso la Sala Simonetta Tosi della Casa internazionale delle Donne, via della Lungara 19, si terrà un incontro con Jamila Mujahed, la giornalista che il 13 novembre 2001 ha dato all'Afghanistan l'annuncio ufficiale della caduta del regime taliban. Interverranno: Franca Eckert Coen, Delegata del Sindaco alle politiche della Multietnicità e dell'Intercultura, Comune di Roma; Costanza Fanelli, Casa Internazionale delle Donne. |
| Roma a tuttomondo Martedì 27 Novembre alle ore 18,30, presso la libreria 360° Sud, via A. Toscani 11/13, verrà presentato il libro Roma a tuttomondo. Alle ore 18.30 proiezione del documentario Cittadini si diventa di Marilisa Calò e Catya Casola. Ore 19 incontro con Armando Gnisci, docente di Letterature comparate Università "La Sapienza" ed esperto di Letteratura della Migrazione, su Roma a Tuttomondo - Guida al mondo che vive in città, di Sarah Klingeberg e Giorgia Rocca, Sinnos editrice. |
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CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE |
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Ci vediamo sabato 24 novembre alle ore 14.00 Vi segnaliamo due appuntamenti da non perdere Organizza: Casa Int.le Delle Donne Martedì 27 novembre 2007 ore 19.00 Incontro con Jamila Mujahed
Interverranno all’incontro sarà presente Simona Bassano di Tufilo di cui verranno proiettate le tavole a fumetti “Burka!” Organizza: |
di Alberto Fattori
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Dalai Lama/ L'appello di 165 deputati: invitiamolo a parlare alla Camera. "Freddezza" di Prodi |
Recentemente il Dalai Lama, nel suo peregrinare per i paesi occidentali continua ad essere sulle prime pagine dei giornali, sempre per la stessa ragione: l'invito alle autorità occidentali, da parte del Governo Cinese, a rifiutare l'incontro, qualsiasi altro tipo di accreditamento o riconoscimento. Ma perchè i cinesi sono così "attenti" agli spostamenti del Dalai Lama nel mondo e a chi incontra?
In sostanza sono convinti che il Dalai Lama, finanziato dai paesi occidentali, in particolare gli Usa; sia impegnato più a cercare di liberare il Tibet che a promuovere la propria missione spirituale. A supporto di questo, ci sarebbero tra gli altri, i riferimenti fatti dallo stesso Dalai Lama nella propria autobiografia, sui finanziamenti CIA al movimento Tibetano, in particolare nel periodo di guerra fredda, fase storica che vedeva impagnata l'America a sovvertire i diversi regimi comunisti nel mondo. Che ci sia qualcosa di vero nelle paure cinesi, lo si ritrova in vari documenti pubblici che affermano come gli Usa, a partire dal 1955, abbiano finanziato la guerriglia Tibetana, come descritto nell'articolo del Newsweek dell'agosto 1955 intitolato "Una guerra segreta sul tetto del mondo - Monaci e la CIA. Azioni coperte nel Tibet". In questo articolo, si descrivono le attività della agenzia americana nel Tibet tra il 1957 e il 1965.
Stesso discorso in un articolo del gennaio 1997 del Chicago Tribune, che descrive l'addestramento dei mercenari tibetani nel 1950 nel campo HALE, sulle montagne rocciose nel Colorado, elementi che poi furono poi paracadutati sul Tibet, con gli stessi C-130 Americani usati poi nella guerra del Vietnam. Dai vari articoli, il Dalai Lama viene indicato come la fonte attraverso cui sono stati pagati finaziamenti per 1,7 milioni l'anno, per finanziare la guerriglia, di cui 186.000 dollari, direttamente a sostengo del Dalai Lama stesso.
In sostanza le informazioni pubbliche, di fonte americana, tenderebbro quindi a dimostrare che il Dalai Lama sia stato un uomo al soldo della Cia, negli anni della guerra fredda. Per comprendere che i cinesi queste fonti le prendano molto seriamente, basti sapere che oggi, sulla notizia della possibile indicazione da parte del Dalai Lama del proprio sucessore, hanno "scomodato" il proprio portavoce ufficiale per gli affari internazionali, che ha sottolinato come "questo atto violerebbe le regole della religione tibetana e i rituali millenari sulla reincarnazione del Lama".
Ora è a Roma, ricevuto dal sindaco di Roma Veltroni, ormai in lizza per diventare potenzialmente futuro capo di un governo italiano. Per i cinesi, molto sensibili a questi tipi di relazioni, questo incontro assume quindi valenza ancora maggiore così come il disagio, in quella che a tutti gli effetti, appare una lunga e snervante "guerra psicologica a distanza".
Torino ha detto no alla Cina e così il Dalai Lama sarà sotto la Mole il prossimo 16 dicembre. Il governo cinese ha fatto sapere al ministero degli Affari Esteri le "perplessità" e il "disappunto" per queste iniziative giudicate "inopportune". Gli uffici della Farnesina hanno contattato quelli regionali. "Abbiamo iniziato questa impresa e la mandiamo avanti", ha fatto sapere il presidente del Consiglio regionale Davide Gariglio.
LE INIZIATIVE. La guida spirituale dei buddhisti parlerà alle assemblee elettive piemontesi e nella Sala Rossa di Palazzo Civico il Dalai diventerà cittadino onorario. In Regione Tenzin Gyatso sarà l’ospite d’onore di un convegno su "Governace e Compassion" organizzato dall’associazione italiana degli Enti Locali per il Tibet guidata dalla verde Maria Cristina Spinosa e dall’azzurro/ciellino Giampiero Leo. Confermate anche le iniziative organizzate dall’Associazione per il pubblico che si svolgeranno all’Università (conferenza di medicina tibetana), nella biblioteca della Regione (mostra tematica) e in cinema e teatri torinesi (film, libri e danze).
"Non sono iniziative ostili nei confronti della Cina ma rivendichiamo il diritto di incontrare il leader spirituale indiscusso di un popolo con una storia millenaria", ha precisato Gariglio.
(da:Affari Italiani on line)
AROMATERAPIA:
GELSOMINO: è un potente inibitore di odori sgradevoli, utile nei disturbi emotivi, migliora lo stato d'animo.
GERANIO: ottimo come antistress e antitensione.
CRISTALLOTERAPIA e GEMMOTERAPIA:
AMBRA: in realtà non si tratta di una pietra, bensì di una resina fossile dalle sorprendenti proprietà elettriche. Per tale ragione viene usata, da sempre, per proteggersi dalla cattiveria e invidia altrui, e dalle negatività in generale. Rappresenta un ottimo aiuto nel ritrovare il buon umore e predispone in maniera positiva nei confronti degli altri e dell'esistenza in generale. Per tradizione chi porta con sé l'ambra riesce a discernere il VERO dal Falso, l'AMICO dal Nemico. Favorisce anche benessere materiale. La sua trasparenza aiuta ad avere chiarezza mentale e purezza. Stimola la crescita INTERIORE.
FITOTERAPIA:
ARTIGLIO DEL DIAVOLO: non spaventi il nome, in realtà questa, ottima, pianta originaria della Namibia è utilizzata dalle popolazioni autoctone come amaro-tonico, nelle febbri e nei disurbi digestivi, ha infatti un'ottima azione antinfiammatoria, oltre che reumatica, e di riduzione del colesterolo;ha pure un'azione spasmolitica. Questa pianta può perfino ridurre i dolori nei malati che soffrono di artrosi. Si consiglia di assumere l'artiglio del diavolo a stomaco pieno(può provocare in alcuni casi, dolori di stomaco, nausea, in soggetti con gastrite acuta e/o ulcera peptica). Per evitare ciò, basta, per l'appunto, assumere l'estratto di titolato secco a stomaco pieno.
BARDANA: la bardana è conosciuta soprattutto per le sue azioni, efficacissime:antiacne e disinfettante della pelle. La pianta possiede anche un'azione diuretica che agisce direttamente sui reni, ostacolando il riassorbimento di acqua, sali minerali e scorie. Ha un'azione anche depurativa generale;è indicata per attenuare le MACCHIE della PELLE dovute a CATTIVA DIGESTIONE. Da assumere lontano dai pasti(500-750 mg al dì di estratto secco)per un ciclo, minimo, di 3 mesi. Le radici della bardana stimolano l'azione del fegato e della cistifellea. L'estratto della radice fresca ha ottime proprietà dermopurificanti, agisce sulle affezioni della pelle, quali:acne, foruncolosi, eczemi, impurità.
FLORITERAPIA, fiori di Bach:
CENTAURY: cura la scarsa volontà, la disistima, la paura di deludere. L'aspetto positivo:rafforza la personalità.